Chiamami col tuo nome

“Meglio parlare o morire?”

La tematica di un amore gay e la sensibilità di un regista di talento sono ingredienti di per sé sufficienti per realizzare un film d’autore? Per essere applauditi da certa critica ed ottenere riconoscimenti evidentemente si.

“Chiamami col tuo nome” narra l’educazione sentimentale di Elio, un diciassettenne italo/francese/americano  e per giunta ebreo − sebbene “con discrezione”, come dire che di ebreo non ha nulla… – in seguito all’incontro con lo studente universitario americano Oliver (un altro ebreo molto “discreto”). Sulle note delle hit dell’estate del 1983 veniamo condotti all’interno della villa seicentesca di proprietà dei genitori di Elio nei pressi di un imprecisato paesino della provincia lombarda. Sono vari i clichè che entrano in gioco in questa storia d’amore che segna il passaggio all’età adulta ed alla piena consapevolezza della propria sessualità da parte di Elio: dall’adolescente di talento ombroso ed introverso confuso sessualmente, allo yankee atletico e biondissimo che convive tranquillamente con la propria bisessualità, a due genitori intellettuali dalla modernità e sensibilità inesistenti in natura.

Il film vive essenzialmente delle inquadrature di una regia misurata e di alcune battute ben scritte (soprattutto quelle affidate al padre di Elio al ritorno di quest’ultimo a casa). Tuttavia è proprio il finale che nel tradire la propria esigenza di “chiudere il cerchio” non riesce a dissolvere (ed anzi finisce con l’avvalorare) la sensazione di un’operazione, a mio personalissimo parere, un po’ troppo meccanica che non va molto al di là del velleitario esercizio di stile. In effetti, oltre all’apprezzabilissimo tocco leggero di Guadagnino, viene da chiedersi cosa abbia da aggiungere “Chiamami col tuo nome” ai tanti capolavori del passato (anche recente) sul tema della maturazione e dell’iniziazione sessuale, soprattutto gay. Il sospetto che rimane in testa è che se a scatenare la consapevolezza di sé ed il coraggio di affrontare i propri sentimenti fosse stato un ugualmente sofferto amore eterosessuale probabilmente questa storia non sarebbe mai stata girata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

P.s: Mi viene segnalato l’articolo di Valerio Caprara sul suo blog che scopro aver espresso (certo in maniera molto più dotta) le mie stesse considerazioni.  http://valeriocaprara.it/chiamami-col-nome/

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